La paura del giudizio degli altri è quasi certamente una delle paure più comuni ma anche tra le più impegnative da estirpare.

Spesso è accompagnata da un grande senso di inadeguatezza.

Diverse condizioni favoriscono questo tipo di timore come l’educazione, la pressione sociale, i modelli di riferimento e tanto altro.

Tuttavia, liberarsi dalla paura del giudizio degli altri, si può.

Per cui, prima di auto-diagnosticarti un disturbo grazie alle tante guide che trovi in giro per il web, ti consiglio di provare a mettere in pratica quanto stai per leggere in maniera costante e seria.

Sperimentare non ti costa nulla, al massimo, avrai arricchito il tuo bagaglio di esperienze.

Allora, pronto o pronta? Cominciamo!

Paura (del giudizio degli altri): un’emozione 

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La paura è un’emozione e un’emozione nasce sempre come una reazione valutativa a quello che ti accade.  

La paura, quindi, nasce da un pensiero. Non puoi provare paura se non vi è un pensiero a scatenarla.

Per quanto ovvia possa sembrare questa affermazione, in realtà, siamo erroneamente propensi a credere che siano le situazioni a generare in noi la paura o le emozioni in generale, ma non è così.

Per comprenderlo, basta osservare il mondo che ti circonda: se ad esempio hai paura del buio, se fosse il buio la causa, perché non ce l’hanno tutti?

Per fare un esempio più personale, ho paura di camminare su un ponte di legno se disposto su un’altura. Ma perché c’è tanta gente che ci passa tranquillamente?

La paura del giudizio degli altri, è come il buio e il ponte; non dipende dalle situazioni, dagli altri e il loro eventuale giudizio, ma da cosa pensi tu, da cosa credi tu.

Un’elemento poi che rende più forte la paura è l’incertezza. Meno conosciamo l’oggetto della paura, più questa forma di inconsapevolezza ci controlla allontanandoci sempre di più da noi stessi. 

Proprio riprendendo l’esempio della paura del buio, una volta capiti i pensieri e messi in dubbio, dobbiamo sperimentare di abitarlo e dare esperienza a noi stessi che esso non ha alcun fondamento.

Nel caso della paura del giudizio degli altri, l’incertezza sta spesso nel non sapere chi siamo realmente e cosa vogliamo, vagliando quindi il nostro valore alla percezione che gli altri hanno di noi.

Questa forma di insicurezza, che nasce da una scarsa stima di se, ci rende vulnerabili, insicuri, soprattutto quando si è a contatto con persone diverse: il giudizio degli altri conta per sapere chi siamo, se e quanto valiamo.

Il guaio però è dietro l’angolo perché un giudizio non è altro che una percezione personale, una valutazione soggettiva, che non ha nulla a che fare con la realtà.

Ecco quindi che diveniamo come tappi di sughero in mare; in balìa delle onde e delle maree attendendo sempre la più favorevole per provare (o meno) qualche sprazzo di emozione positiva.

A questo punto possiamo affermare che la paura è un’emozione soggettiva: più abbiamo una visione reale e propositiva di noi stessi e della vita, perché impariamo a costruirla giorno dopo giorno, più questa paura perde forza, quindi, controllo su noi stessi.

Più siamo sicuri delle nostre scelte, delle nostre decisioni, di chi siamo, meno proviamo paura davanti ai possibili giudizi negativi.

Paura del giudizio altrui: mettiamo il focus

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I giudizi degli altri sembrano essere molto importanti per noi ma non facciamo caso ad un particolare che è sotto gli occhi di tutti e che è poco o per nulla valutato: il particolare.

Durante i percorsi di coaching, emerge molto spesso la paura del giudizio degli altri ma le prime domande che espongo sono:

a) In quali contesti?

b) Quali tipo di giudizi temi?

Perché molto spesso si ragiona per: generalizzazione e coinvolgimento.

Generalizzazione: Affermare di aver paura del giudizio degli altri, è sottintendere che lo è sempre.
E sempre vuol dire anche quando stai respirando, mangiando, vestendoti, aprendo il frigo per prenderti da bere, lavarti il viso, farti la doccia e continuerei all’infinito.

Ma se osservi attentamente, ci sono delle circostanze precise in cui hai paura del giudizio degli altri come ad esempio quando sei tra la gente nei mezzi pubblici, quando devi sottoporti ad un esame e sei ascoltato e osservato da più persone, quando vorresti fare qualcosa che ti piace ma c’è gente e preferisci non farlo anche se non c’è nulla di male, quando esci con gli amici e via dicendo.

Vedi come affermare qualcosa del tipo: “Ho paura del giudizio degli altri” contro “Ho paura di cosa pensano alcune persone di me quando…” ti consente di proiettarti su particolari a cui fare caso e cominciare a lavorarci in maniera più mirata.

Inoltre, ho volutamente sottolineato quel “alcune persone” perché non di tutti ti importa il giudizio che hanno su di te, ma di alcune persone in particolare come il tuo compagno o la tua compagna, il tuo gruppo di amici, la gente con cui dovrai confrontarti per lavoro, il tuo capo, ecc.

Coinvolgimento: Siamo immersi da pagine e manuali di psicologia che per ogni problema se ne diagnostica un disturbo e molto spesso ci si immedesima, identifica, dentro quel comportamento, spesso, senza chiedere il parere di un esperto.
Questa ricerca smoderata di auto-diagnosi, diventa più un “Io sono” rispetto ad un “Io ho fatto” che sono due cose completamente diverse.

Essere vuol dire far parte di qualcosa (anche di paure), mentre avere vuol dire avere la possibilità di agire anche al contrario per migliorare: ho ragionato (anche inconsapevolmente) per avere quel comportamento, ora, posso ragionare per arricchirmi consapevolmente e scegliere cosa fare.

Quindi, torniamo alla seconda domanda b): quali giudizi temi?

Il giudizio della gente è soggettivo quanto lo è il tuo, ma la cosa principale da chiarire, è comprendere quali giudizi precisamente temi.

Mi rendo conto che questo passaggio non è sempre semplice, in effetti, durante un incontro di coaching stimolo la persona a riflettere ulteriormente con un elenco diverso di giudizi, da quello che so non potrebbe interessare, a quello che potrebbe toccare delle corde particolarmente delicate. E la risposta non tarda ad arrivare.

Quindi, prenditi il tempo necessario per rispondere.

Giudizio? Prendi il dizionario

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Il giudizio di una persona, ti colpisce nella misura in cui:

a) Non hai piena conoscenza del significato della parola.

b) Vi è già una porta aperta (una tua insicurezza).

Proprio un mese fa, mentre facevo un incontro di coaching con un ragazzo che seguo da un po’, è emersa questa specifica situazione: paura del giudizio degli altri quando incontra un ex collega.

Allora gli ho chiesto: “Perché proprio un tuo ex collega?

Mi risponde: “Perché avevo promesso di dare il massimo in quel lavoro e ho pensato che ai loro occhi fossi giudicato come un incoerente perché poi ho scelto di andare via” (è emerso il giudizio specifico)

Interessante, perché la prima cosa che ho chiesto è stata: “Tu pensi di esserlo? (incoerente)

E la sua risposta: “Si, perché avevo promesso di dare il massimo lavorando con loro, ma non ho mantenuto la promessa“.

Gli rispondo: “Per quale motivo non lo hai fatto?

Mi dice: “Perché sentivo che quel lavoro non era in linea con i miei valori e i miei principi

Allora sono andata sul sito Treccani, davanti a lui ho aperto la pagina web, ho cercando la parola “incoerente” ossia, il giudizio che temeva ricevere dai suoi ex colleghi (e che lui stesso si riconosceva).

Il risultato della ricerca della parola è: “Riferito a persona, che agisce in modo non conforme ai suoi principî

Ricordo ancora il sorriso che è nato in volto sul ragazzo in quel momento, sembrava essersi illuminato e alleggerito di un peso inutile.

Non era incoerente perché aveva agito esattamente per seguire i suoi valori e i suoi principi, la sua scelta anzi, era super coerente!

Scoperto il significato del giudizio specifico, ha mollato la presa ed ora incontra i suoi colleghi a testa alta senza più paura del loro eventuale giudizio.

In fondo pensaci: daresti importanza ad un giudizio quando sei certo che la realtà non è cosa l’altra persona vede?

Se a me dicessero che sono bionda e con gli occhi azzurri, è chiaro che sorriderei perché so di essere bruna con gli occhi castani, punto.

Ecco perché è importante capire su quali insicurezze si fonda la tua paura, lavorarci e creare dei punti di forza.

Giudizio degli altri, per migliorare

Bimbo-vestito-da-supereroe

Potrebbe darsi che davanti alla descrizione della parola presa dal vocabolario, tu ti ci ritrovi totalmente o parzialmente. In questo caso, quello che devi fare è scrivere sempre con precisione:

In quali situazioni faccio x e y?

Se questa cosa non mi piace, cosa posso fare per migliorare?

Quindi scegliere di cambiare e migliorare non per assecondare un giudizio ma per avvicinarti sempre di più a te e quello che vorresti essere.

Ricordo che da ragazza, in piena adolescenza, quando ero a casa con i miei, scherzosamente mi dicevano che parlavo troppo e che riempivo loro la testa di parole.

In realtà, ero di poche anzi, pochissime parole, ero abbastanza timida ed insicura.

Con il tempo ho realizzato che non ero così dappertutto e con tutti ma avevo atteggiamenti di chiusura per paura del giudizio, per paura di non esser accettata per quello stavo divenendo.

Ma la vera domanda che mi sono posta per fare la differenza è: “Io mi accetto?

L’accettazione di sé è un punto essenziale per porre le basi a grandi cambiamenti.

Cambio non per fare la guerra a me stessa ma per scegliere di amarmi sempre di più; non tolgo a me stessa, ma apporto valore aggiunto.

Giudizio degli altri: 10 step per affrontarlo (sempre meglio)

Cubi-legno-con-scritta-ste-by-step

Perché abbiamo paura del giudizio degli altri?
Credo che la risposta sia arrivata tra le righe di questa pagina: perché siamo insicuri.

Ma insicuri, abbiamo visto, non di tutto e di qualsiasi cosa, ma di cose e circostanze ben precise.

Ecco perché questi punti essenziali e riepilogativi potranno esserti d’aiuto:

Step #1: Identifica con precisione situazioni in cui temi il giudizio degli altri. 

Step #2: Indentifica quali giudizi precisi temi.

Step #3: Un giudizio alla volta, cerca il significato sul dizionario per comprendere meglio il contenuto dello stesso. 

Questo step potrebbe suonarti forse banale ma non lo è affatto.
Ti sfido a chiedere a persone diverse, cosa è per loro ad esempio l’amore, la felicità, la giustizia. 

Ognuno di noi crea immagini e significati con sfaccettature diverse davanti alla stessa cosa, quindi, mai dare per scontato di conoscere il significato oggettivo della parola.

Step #4: Chiediti se è vero. Se quello che leggi nel significato della parola ti corrisponde, se è vero anche per te.

Step #5: Verifica se ci sono delle eccezioni. Ossia, se ci sono situazioni in cui quel giudizio non ti riguarda e cerca di comprendere quali sono le differenze: perché in una situazione si e in un’altra no? Non fermarti alla prima risposta.

Step #6: Chi esprime quel giudizio su di te? Chi lo dice? Cerca di comprendere che valore ha per te chi esprime quel giudizio e perché vorresti che quella persona si esprimesse in modo diverso nei tuoi confronti. Cosa cerchi?

Step #7: Dove hai sbagliato? Cosa puoi fare per migliorare? Se è vero che in parte o totalmente il giudizio ti riguarda, per essere più sicuro e non dipendere dal giudizio degli altri avendone paura, lavora sul tuo miglioramento. Un passo alla volta con piccoli step, graduali e fattibili: niente maratone.

Step #8: Diminuisci sempre di più i giudizi che tu stesso esprimi verso gli altri, te stesso, la vita, le cose. Perché ragionare in termini di giudizi, ti fa sentire osservato alla stessa maniera distorcendo la realtà e perdendo la possibilità di vederla per quella che è.

Step #9: Tieni bene a mente che un giudizio non tiene conto della realtà, è statico come una sentenza in tribunale; senza alcuna possibilità di cambiamento. All’opposto, ognuno di noi è in cambiamento costante. Come può, quindi, un giudizio dirci chi siamo se l’unica costante della nostra vita è proprio il cambiamento?

Step #10: Unicità.  Esso è uno sguardo interiore a doppia mandata: più impari a conoscerti e apprezzare la tua unicità, più lo farai nei confronti degli altri e viceversa.

Paura del giudizio degli altri: conclusioni

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Molto probabilmente avrai letto della Piramide dei bisogni di Maslow (una rappresentazione schematica, visuale della gerarchia dei bisogni umani) e del fatto che tra i bisogni innati dell’uomo c’è il bisogno di appartenenza, ossia, sentirsi ben accetti nella nostra porzione di mondo (vita sociale, sport, lavoro, famiglia).

Tuttavia, lo stesso si regge su un altro bisogno che fa da cardine che è quello della sicurezza.

Ogni volta che ci sentiamo insicuri di noi stessi, lo saremo anche nel fare una scelta, nel comportarci in un determinato modo.

Cercheremo così questa sicurezza nell’opinione degli altri trascurando il fatto fondamentale: si tratta, appunto, di un’opinione e non di oggettività.

Per questo è importante comprendere con cura ed attenzione i particolari delle nostre paure. 

Questo bisogno fondamentale, quale quello della sicurezza,  possiamo costruirlo giorno dopo giorno osservando sempre più da vicino la nostra vita evitando di commettere gli errori di cui sopra: generalizzazione e coinvolgimento.

 

 

About

Pamela Bembi

Mental Coach specializzata in Indipendenza Emotiva.
Dopo un lungo percorso di formazione e crescita personale e professionale grazie a Giacomo Papasidero e la Scuola di Indipendenza Emotiva, ho scoperto e sperimentato quanto amare renda davvero felice ogni uomo.
Nata come contabile d'azienda, dopo venti anni di esperienza come impiegata amministrativa a contatto con vari contesti lavorativi, ho deciso di fare il grande salto dedicandomi al 100% in questo meraviglio lavoro.
Una delle gioie più grandi, è considerarmi uno strumento attraverso cui le persone possono guardarsi dentro e vedere di quale meraviglia siamo fatti, una gioia che si estende e si autoalimenta in ogni contesto: sociale, lavorativo, personale, familiare.

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