La  paura di se stessi è una forma di paura legata alla nostra rigidità, la nostra poca predisposizione al cambiamento.

Questa paura spesso, è accompagnata da un grande senso di inadeguatezza.

L’altra mattina ero in cucina e osservavo con attenzione l’Orchidea posta sul davanzale della mia finestra.

È cresciuta tanto ultimamente e ha messo su delle foglie verdi ampie e forti.

Perché parlarti della mia Orchidea visto che sei qui per saperne di più sulla paura di essere se stessi?

Osservando la mia Orchidea, mi sono resa conto che in poco tempo è cambiata tanto e i miracoli della natura mi ricordano quanto l’uomo, nonostante ne faccia parte, molte volte, si riempie di paure che hanno bisogno di essere solo capite.

Sono quelle paure che possono essere d’aiuto o al contrario, possono ostacolare il divenire di ognuno.

Tutto sta nel come scegliere di direzionare la nostra mente, perché alla fine, capito il processo, si può davvero migliorare e imparare a vivere senza paura.

 

Paura di se stessi: perché si prova

In psicologia, la costante paura di non andare bene e sentirsi inadeguati, si chiama “atelofobia“.

In realtà, come spiega bene Allen Frances, famoso psichiatra americano co-autore del DSM IV, solo il 5% della popolazione mondiale è davvero colpita da un disturbo d’ansia che abbisogna di una cura psichiatrica.

Forse lo avrai notato anche tu; è di uso comune, quasi una moda, ricercare una parola che identifichi il comportamento di una persona distribuendo gratuitamente diagnosi o etichette al fine di giustificare o incasellare una persona all’interno di un perimetro ben definito.

Il problema dell’identificarsi in un vocabolo però, annulla la comprensione del malessere che c’è dietro, in quanto, molto spesso,  l’etichetta di “atelofobo” o “autofobo” rende la persona passiva e adattiva verso l’etichetta stessa.

Lo stesso Allen Frances, parlando appunto di “inflazione diagnostica” nel suo libro “Primo, non curare chi è normale” (in inglese Saving Normal: An Insider’s Revolt against Out-of-Control Psychiatric Diagnosis) spiega:

Trasformando il dolore psicologico in disturbo mentale, finiremo per cambiare radicalmente noi stessi, impoverendo la tavolozza delle nostre esperienze

Fatta questa breve premessa e, prima di entrare nel vivo dell’articolo e darti degli spunti preziosi, credo sia necessario porre delle basi ossia, spiegarti prima cos’è la paura e perché nasce.

La paura è un’emozione, su questo sarai d’accordo. 

Essa nasce dai tuoi pensieri ossia:

  • Pensi di essere inadeguato.
  • Pensi di non essere all’altezza.
  • Pensi di non essere abbastanza.
  • Pensi di non meritare amore.
  • Pensi di non avere le capacità per…

Per cui provi paura.

Ogni emozione nasce come reazione valutativa alla realtà che ci accade (cfr. Nathaniel Branden).

Questo concetto è troppo importante, se non ti è chiaro, ti invito a guardare questo breve video tratto dalla Masterclass di Indipendenza Emotiva:

Quanto e quali sono gli elementi di pensiero che alimentano la paura? 

Fondamentalmente sono 2:

  1. Pensi che possa succedere qualcosa che possa farti del male;
  2. Pensi di non saper gestire questo qualcosa.

Si ha paura di se stessi ogni volta che in maniera consapevole o meno, si attivano pensieri negativi nei nostri confronti facendoci vivere come una potenziale minaccia.

 

Paura di essere se stessi: come eliminarla

A Martin Luther King è stata attribuita questa massima: “Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno“.

Io credo che più che avere coraggio, sforzarti di superare la paura, serve capirla.

A volte si parla di affrontarla, ma se non si comprendono le cause, sarà una lotta ogni volta.

Oltretutto, la paura ci blocca nella misura in cui pensiamo di non riuscire ad affrontare qualcosa.

Un medico, in procinto di fare un intervento, se fosse bloccato, irrigidito dalla paura di sbagliare, probabilmente sbaglierà.

Ma è abituato ed allenato a fare quello che fa.

Così il pompiere, chi corre con le auto da Formula1, e via dicendo.

La paura di essere se stessi nasce dall’incomprensione e la mancanza di conoscenza di se stessi e della nostra natura.

Prima ti ho parlato delle emozioni e come nascono mostrandoti un video (troppo importante da vedere prima di procedere con la lettura di questo articolo!).

Ora voglio mostrarti degli strumenti pratici ed efficaci che ti aiutano ad entrare in contatto con te e iniziare, poco per volta, a conoscerti ed entrare in intimità profonda con il tuo vero io.

 

Primo passo: uno strumento indispensabile, il diario emotivo

Il diario emotivo è l’unico strumento che ti permette di arrivare in profondità e comprendere (comprendere, non giudicare) i tuoi pensieri, ciò che regola la tua vita e perché.

L’unico strumento che ti permette di vedere in modo evidente come crei le tue emozioni negative e come puoi trasformarle in una preziosa opportunità di crescita.

Come si scrive?

I primi elementi di base sono molto semplici. Non è necessario descrivere, non è un diario di bordo, né uno “sfogatoio”, il diario emotivo si scrive in un determinato modo:

Emozione negativa: quale emozione sto provando?

Situazione: quando, precisamente, ho cominciato a provare questa emozione negativa, cosa facevo, vedevo, dov’ero, cosa succedeva?

Pensiero: cosa ho pensato appena sono venuto in contatto con questa situazione? Come l’ho giudicata/valutata?

Questi 3 elementi sono fondamentali per proseguire con il diario e cominciare a porsi le giuste domande per proseguire:

  • Che problema c’è? Per quale motivo la reputo negativa questa situazione? Una domanda che potresti porti più volte per comprendere la vera radice di ogni problema.
  • In che modo penso che questa situazione possa danneggiarmi? Come penso che questa situazione possa influire in qualche modo sulla mia vita?
  • Cosa controllo? E rispetto alla risposta a questa domanda…
  • Cosa farò? Come posso affrontare questa situazione?

Chiaramente in un incontro di coaching andiamo più in profondità con le domande ma è importante che ti abitui a prendere confidenza con i tuoi pensieri e le tue emozioni.

A volte nei percorsi di coaching, mi capita di avere come risposta: “Ho paura di conoscere i miei pensieri ed entrarci così in profondità”.

Io penso che la stessa azione, spesso, può avere due intenzioni molto diverse ed opposte tra loro:

Paura: agisco per paura, ma poi mi fermo alla prima difficoltà

Amore: come ti comporteresti se avessi conosciuto da poco un ragazzo o una ragazza di cui ti sei innamorato/a? Penso che vorresti sapere tutto di lei/lui, no?

Verso noi stessi, quanto sarebbe bello iniziare ad approcciarsi, sempre, con gli occhi di una persona innamorata che desidera conoscere tutto del suo amato o della sua amata?

Ogni gesto, parola, pensiero, sono misurate e filtrate dall’amore.

Un bel cambio di prospettiva se pensi che dentro di te c’è tanta grazia che può essere scoperta, no?

Di seguito, un video in cui ti spiega come farlo:

 

Secondo passo: il tempo

L’oro più prezioso di cui disponiamo è proprio il tempo.

È curioso come alcune persone abbiano raggiunto nella propria vita una certa fama ed un certo successo economico e non abbiano potuto far nulla per aggiungere un solo giorno alla loro esistenza.

Il tempo è il regalo più prezioso che possiamo donare agli altri e anche a noi stessi.

Erich Fromm, nel suo libro “L’Arte di Amare”, spiega molto bene come la civiltà moderna ci abbia insegnato che amare se stessi è mettere l’io al primo posto quasi fosse una forma di egocentrismo escludendo gli altri.

Eppure ce lo insegnano molto bene anche gli assistenti di volo in caso di emergenza: indossare per primi la mascherina prima di offrire a qualcuno, fosse anche un figlio, il mio aiuto.

Non posso dare ciò che non so di possedere.

L’arte della creazione, del concepimento di sé, arriva prima da una profonda capacità di accogliere.

Dunque, qualche domanda per aiutarti a riflettere su alcuni punti importanti:

  • Quanto tempo passi con te?
  • Ti prendi del tempo quotidiano solo per te?
  • È un tempo di qualità, nel senso che ti rende più forte, più ricco mentalmente ed interiormente?
  • Dov’è la tua mente lungo le tue giornate? È orientata verso possibilità, pensieri positivi, opportunità e presenza?
  • Quando sei con te, rendi speciale il tuo tempo? Ti dedichi con cura alla preparazione dei pasti, alla cura del corpo, all’approfondimento delle tue passioni?
  • Fai le cose con calma, sentendo la tua presenza viva, o i tuoi movimenti sono distratti e veloci?

Sono solo alcune domande a cui puoi dare una risposta onesta e iniziare a sperimentare poco per volta, un passo semplice per migliorare e conoscere meglio chi sei.

È meraviglioso quanto porsi dei piccoli obiettivi possa porre le basi per iniziare ad innamorarsi di se stessi.

 

Terzo passo: scegliti, ogni giorno

Lo vedo davvero in continuazione.

Forse perché è la via meno faticosa, forse perché è un’abitudine radicata, forse perché lo abbiamo visto come modello e abbiamo deciso che è così che deve essere:

Deleghiamo agli altri la nostra felicità.

Preferiamo che siano gli altri a prendersi cura di noi, pensando sia più semplice, ma poi si rivela, puntualmente, una scelta deludente.

Perché?

Semplicemente perché nessuno ha indossato la tua pelle, la tua anima e la tua mente 24 ore al giorno per tutta la durata dei tuoi anni.

Nessuno, a parte te, ha vissuto con l’intensità in cui hai vissuto tu, alcune esperienze intime e profonde.

Inizia a ritirare ogni delega e lavora poco per volta verso la tua Indipendenza Emotiva.

Questo non esclude l’intima relazione di condivisione con una persona, anzi, direi che non la “macchia” di inutili pretese che non accolgono la diversità dell’altro come l’altro non è capace di cogliere la tua.

Ogni giorno, un piccolo passo verso di te, ti permette di conoscerti e sperimentare il tuo immenso potenziale.

Non parlo di valore, esso è e sarà sempre soggetto ad una stima soggettiva e limitata.

Il tuo potenziale è tutto ciò che hai e che non sai nemmeno di possedere.

Ti commuoveresti dalla gioia se sapessi quanta luce hai dare e quanto ogni minuto con te sia prezioso ed unico!

About

Pamela Bembi

Mental Coach specializzata in Indipendenza Emotiva.
Dopo un lungo percorso di formazione e crescita personale e professionale grazie a Giacomo Papasidero e la Scuola di Indipendenza Emotiva, ho scoperto e sperimentato quanto amare renda davvero felice ogni uomo.
Nata come contabile d'azienda, dopo venti anni di esperienza come impiegata amministrativa a contatto con vari contesti lavorativi, ho deciso di fare il grande salto dedicandomi al 100% in questo meraviglio lavoro.
Una delle gioie più grandi, è considerarmi uno strumento attraverso cui le persone possono guardarsi dentro e vedere di quale meraviglia siamo fatti, una gioia che si estende e si autoalimenta in ogni contesto: sociale, lavorativo, personale, familiare.

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked

{"email":"Email address invalid","url":"Website address invalid","required":"Required field missing"}