Sentirsi inadeguati significa avere la sensazione di non valere abbastanza, di non riuscire a concludere molto nella vita sfociando anche in complessi di inferiorità che portano a pensare di valere sempre meno rispetto agli altri.

Questo stato emotivo, bloccante e determinante per la propria autostima, spinge chi lo prova a non osare, non sperimentare per paura di sbagliare o di essere giudicati.

Tuttavia, come ogni emozione, anche il senso di inadeguatezza non è tutto da scartare. Provarlo ci permette di considerare i fattori che entrano in gioco e comprendere come procedere con maggiore sicurezza per rivolgere la nostra attenzione al miglioramento personale.

Senso di inadeguatezza: è “solo” un’emozione

Le nostre emozioni sono quanto di più prezioso abbiamo in dono come esseri umani.

Esse ci permettono di esprimere ciò che abbiamo dentro, è un processo bidirezionale che procede in senso outside-in e inside-out ossia, da fuori a dentro e da dentro a fuori.

Mi spiego meglio: quando entriamo in contatto con qualsiasi cosa come situazione, canzone, profumo, luogo, parola, ricordo, immagine, film, notizia, … e con qualsiasi cosa, intendo proprio qualsiasi cosa, la nostra mente elabora quell’input, attinge informazioni tramite il processo di memoria (fatta di esperienze, regole, educazione).

Questo processo di valutazione, ci permette di “giudicare” quella cosa vantaggiosa o svantaggiosa, bella o brutta, piacevole o meno, da affrontare o da tenere lontana, che tradotto vorrebbe dire semplicemente serenità o sofferenza.

Per dirla in termini molto sintetici, l’emozione è una reazione valutativa alla realtà che ci circonda e che viviamo e in quanto valutazione, vuol dire che è generata da un pensiero (Nathaniel Branden)

Se siete afflitti da qualcosa di esterno, il dolore non è dovuto alla cosa in sé, ma alla valutazione che ne fate; valutazione che avete il potere di revocare in qualsiasi momento
Marco Aurelio

Questo passaggio è determinante e fondamentale perché è proprio su questo punto che poggiano tutte le nostre emozioni e di conseguenza i nostri comportamenti quindi, la nostra vita.

I livelli delle emozioni tuttavia, non si fermano solo su “cosa pensiamo” quindi, cambiando i pensieri, cambierà come per magia anche la nostra vita. Tanti esperti del settore ci fanno credere questo ma il tutto va molto più in profondità. Come ti dicevo, c’è un sistema di regole, esperienze educazione con cui ogni giorno plasmiamo la nostra mente e queste “regole” usate in maniera quasi totalmente inconsapevole, ci portano a provare emozioni contrastanti, bloccanti e giudicanti.

Se provo a cambiare solo il processo di pensiero, avvertirò sempre un conflitto interiore che non mi permette di comprendere e rilassarmi totalmente. 

Alcune persone in un percorso di coaching, parlano di sensazioni che sono percettibili a livello fisico come un nodo allo stomaco o alla gola, come qualcosa che non si digerisce, non si manda giù, qualcosa di non risolto.

È lo stato che si presenta nel momento in cui si agisce con ottime intenzioni ma poi non si ha la forza di continuare, è lo stato in cui ci si rende conto di essere i soli ad essere padroni della propria vita ma si avverte una mancanza di fiducia in sé stessi, nella vita finendo per abbandonare progetti o rimandarli.

Come fare quanto ci si sente inadeguati?

Labirinto-con-strada-in-evidenza

Il senso di inadeguatezza può essere molto utile se lo comprendiamo davvero. Vorrei mostrarti quindi, 4 passaggi fondamentali che ti aiutano a comprendere sempre meglio non solo questa emozione, ma anche tutte le altre, sia che siano positive, sia che siano negative.

Per cui, allenati a sviluppare questo processo, costantemente.

Processo n. 1: comprendere il proprio pensiero.

La prima cosa da fare quando si avverte questo stato di inadeguatezza è fermarsi e farsi una semplice domanda: cosa sto pensando?

Per farti comprendere meglio, vorrei portarti una mia esperienza così da vedere assieme i passaggi che ti ho appena spiegato.

Sono in Università, ho 40 anni e aspetto che apra l’aula per sostenere il mio esame. Mi guardo intorno, ci sono solo ragazzi tra i 18 e i 23 anni, scatta il mio senso di inadeguatezza.

Alla domanda: cosa sto pensando? È venuto fuori il mio processo valutativo della semplice situazione sopra descritta: “Cosa ci faccio qui? Sono grande e queste cose le avrei dovute fare quando era tempo di farle

Processo n. 2: vedere le regole condizionanti e limitanti

Ecco come la regola “Queste cose le avrei dovute fare quando era il tempo di farle (ergo, l’età della gente che mi circondava era un elemento di valutazione importante nella situazione), mi faceva provare un forte imbarazzo e senso di inadeguatezza.

Processo n. 3: mettere in dubbio false credenze

La seconda domanda molto utile in questi casi, una volta vista la regola è: è vero o ci sono eccezioni?

Questa domanda (assieme a tante altre che si affrontano in un percorso di coaching) ci permettono di vedere la realtà per quella che è non per quella che vediamo.

La risposta è stata un: “No, ho conosciuto 3 donne in questo corso di laurea anche più grandi di me che stanno per laurearsi e al mondo è pieno di gente che ama studiare per tanti motivi, io tra questi

Processo n. 4: dirigere la mente verso un atteggiamento costruttivo

Quindi cosa vuol dire? (regola nuova) “Che posso darmi il permesso di sperimentare e magari per loro potrei essere anche un esempio per comprendere che non è mai troppo tardi per fare qualcosa in cui si crede

Come vedi, il processo di pensiero è cambiato ma non l’ho forzato, l’ho direzionato capendo.

D’altronde, anche a scuola imparare a memoria la storia non è mai risultato efficace: sempre meglio capire per poter apprendere, no?

Osservare per non giudicare

Bambino-binocolo-con-le-mani

Come visto, il processo di valutazione, sfocia in giudizio e lo stesso, non è mai costruttivo.

Tuttavia, inevitabilmente quando ci troviamo di fronte a circostanze diverse saremmo portati a farlo ed è anche naturale direi.

Immagina cosa succederebbe se la nostra mente davanti ad ogni minima circostanza, input, azione, dovesse elaborare tutto d’accapo.

Non potremmo evolverci, non potremmo sperimentare di progettare il nostro futuro, vivere con leggerezza azioni quotidiane che ora ci appaiono semplici come camminare, scrivere, parlare.

Ma giudicare è molto diverso da esporre un proprio pensiero critico, un proprio modo di pensare.

Il primo atteggiamento ci mette di fronte ad un muro: quella situazione è così, punto.

Il secondo, ci permette di comprendere le cause e avvicinarci con un approccio morbido, sensato, alla nostra natura umana.

Inoltre osservare, ci permette di non identificarci con quanto facciamo o pensiamo

Quando leggi o senti esternazioni del tipo: “Siamo quello che facciamo o quello che pensiamo”, non c’è niente di più falso.

Siamo quel che siamo e ciò che facciamo o pensiamo è frutto delle nostre regole, delle nostre esperienze, del nostro modo unico di vedere la realtà.

Comprenderlo ci permette di uscire dalla trappola del giudizio che ci chiude dentro un barattolo con apposta l’etichetta “giusto” o “sbagliato” fino a sentirsi di non valere abbastanza.

Vorrei lasciarti con un pezzo di poesia tratto dal libro di M. B. RosenbergLe parole sono finestre oppure muri“:

Non ho mai visto un bambino stupido;
ho visto un bambino che talvolta ha fatto
cose che non ho compreso
o cose in modi che non avevo previsto;
ho visto un bambino che non aveva visto
quegli stessi luoghi dov’ero stata io,
ma non era un bambino stupido.
Prima di chiamarlo stupido,
pensateci, lui era un “bambino stupido”
o soltanto sapeva cose diverse da quelle che sapete voi?

 Per cui tu, sei inadeguato o provi un senso di inadeguatezza per svariate ragioni?

Da oggi, inizia a comprendere quali sono, sposta la tua attenzione da fuori (gli altri) a te (cosa pensi e dove vuoi andare). 

 

About

Pamela Bembi

Mental Coach specializzata in Indipendenza Emotiva.
Dopo un lungo percorso di formazione e crescita personale e professionale grazie a Giacomo Papasidero e la Scuola di Indipendenza Emotiva, ho scoperto e sperimentato quanto amare renda davvero felice ogni uomo.
Nata come contabile d'azienda, dopo venti anni di esperienza come impiegata amministrativa a contatto con vari contesti lavorativi, ho deciso di fare il grande salto dedicandomi al 100% in questo meraviglio lavoro.
Una delle gioie più grandi, è considerarmi uno strumento attraverso cui le persone possono guardarsi dentro e vedere di quale meraviglia siamo fatti, una gioia che si estende e si autoalimenta in ogni contesto: sociale, lavorativo, personale, familiare.

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