Lasciar andare persone, situazioni, che non vanno secondo le nostre aspettative, non è sempre facile.

Eppure la natura ci insegna con grande energia che ogni cosa ha un inizio e ha una fine: l’alternarsi del giorno e della notte, delle stagioni, l’arrivo e la fine di venti e tempeste.

Osservo e scrivo.

Osservo la natura, alberi secolari che si piegano davanti alle tempeste ma non muoiono mai grazie alle loro radici forti.

E poi ci sono alberi che, ai primi soffi di vento, perdono i rami, si spezzano, periscono.

Scrivo da quando ne ho memoria, ovunque, di qualunque cosa.

Sul mio smartphone ho l’app degli appunti sempre molto piena, ricca di pensieri, rime, descrizioni e promemoria.

Insomma, scrivo per tante ragioni.

La scrittura mi aiuta a far chiarezza, mi permette di allenarmi in quest’arte senza tempo ma soprattutto, mi aiuta a tener traccia e memoria di passaggi per me importanti che altrimenti andrebbero via.

Chissà quante cose non ho scritto nella mia vita e che avrebbero significato tanto a distanza di tempo! Non è un peccato?

Scrivere per me è come scattare una foto: ogni foto non scattata è un pezzo di vita poi dimenticata.

Bene, voglio condividere con te una pagina del mio diario proprio sull’argomento lasciar andare.

Spero che la mia riflessione possa essere per te uno spunto su cui riflettere 🙂

Buona lettura!

Imparare a lasciar andare: quando è l’attaccamento a far da padrone

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“Perché si ha bisogno, ad un certo punto della vita, di lasciar andare qualcosa, qualcuno? 

Perché ti trovi al bivio?

Quali sono le ragioni che ti spingono a scegliere?

E poi, come si fa a lasciar andare? 

C’è forse un metodo, una tecnica, delle azioni pratiche che ti aiutano a farlo o è l’esperienza, il tempo, assieme a qualche elemento fondamentale che fanno la differenza?

Ho visto l’attaccamento, la sofferenza, ho toccato il mio cuore di pietra all’idea di lasciar andare.

Si è rafforzato in me l’egoismo e mi sono aggrappata ad un ricordo in una maniera morbosa”

 

Lasciare andare non è necessariamente rinunciare

“Ho compreso nelle viscere della mia anima che più penso che lasciar andare voglia dire “rinunciare”, più questa scelta, questa azione, diventa tremendamente difficile, anzi, è come un fuoco che arde sempre di più.

Ogni pezzo di legno che butto in questo fuoco, è come un ricordo a cui rinuncio ma me ne lego in maniera sempre più profonda allargando quella fiamma facendolo diventare incendio. 

Gli permetto di incenerire ogni cosa che sto costruendo, oggi, con estrema cura e dedizione, con tanto sforzo, amore.

Allora ho capito: non è rinunciando che imparerò a lasciar andare, a ridimensionare quel fuoco che tiene caldo il mio cuore senza incenerire i meravigliosi paesaggi che costeggio ogni giorno con ogni mio respiro.

Non è rinunciando, ma è portandolo con me.

Ho imparato nella mia vita che ogni esperienza che fai, ogni persona che incontri, nel bene o nel male, ti forgia sempre in qualcosa di nuovo. 

Divento qualcosa di nuovo nell’istante immediato in cui entro in contatto con lo sguardo, le parole, il pensiero, le condivisioni, le esperienze condivise con un’altra persona.

Divento qualcosa di nuovo ogni volta che la vita mi mette davanti delle sfide importanti tanto a volte, da sentirmi rivoltata come un calzino, per comprendere sempre meglio di quale tessuto sono fatta.

Divento qualcosa di nuovo ogni volta che contemplo con stupore le cose semplici di ogni giorno: dalla musica che suona l’acqua della mia doccia, all’odore delle lenzuola pulite che mi ricordano le sensazioni della mia infanzia.

Dal latte e caffè che bevo ogni mattina, all’abbaiare del mio cane quando vede o sente qualcosa di diverso”

Flessibilità: dal possedere al custodire

“Ogni cosa è un dono. 

Cosa ne faccio di questi doni? 

Li posseggo, di fatto, imprigionandoli o li faccio vivere in me accrescendo sempre di più la gratitudine verso la vita?

Ho sentito dentro di me che un peso dal cuore si toglieva nell’istante in cui ho compreso che non serve a nulla rinunciare. La vivrei come una privazione.

Ho accolto ed ho scelto: porto con me chi sono, e ciò che sono perché è l’insieme di tutte le esperienze e gli incontri della mia vita.

Ho compreso che niente va via se ciò che hai avuto in dono lo porti con te come tale.
E questa certezza non te la può toccare o togliere nessuno.

Ma appunto è un dono, non un possesso. Sono due cose molto diverse.

Se penso al dono più grande che ho ricevuto, che è quello di vivere questa vita, posso scegliere per quanto tempo l’avrò? 

Ella mi insegna come vive l’acqua di un fiume, mentre ogni cosa scorre e si rinnova, mentre tanti ruscelli scorrono e concorrono a renderla tale.

E ogni pietra al suo passaggio si leviga e diventa sempre più bella e lucente.

Così è con gli eventi, le persone, le cose.

Questo senso di leggerezza mi porta ora a dare le vere risposte alle mie domande a cui mi sono sottoposta all’inizio.

Mi do il permesso di vivere pienamente ogni novità, ogni cambiamento, senza paure”

Come lasciar andare?

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Avrai colto tra le righe, spero, che la rinuncia non è mai una cosa positiva.

È legare un nodo al dito, portarsi appresso un peso, ostacolare la propria libertà.

Ogni volta che arriva una qualche forma di energia distruttiva sotto forma di emozioni negative, una stretta allo stomaco, c’è da considerare la nostra libertà di scelta.

Possiamo scegliere se opporre resistenza, oppure entrare nel tempo delle cose, della natura e la sua ciclicità, come osservatori attenti e non come persone che subiscono qualcosa.

Io sono sempre stata dell’idea che nulla avviene mai per caso, se qualcosa non è per te, bisogna poter maturare quell’umiltà profonda del saper riconoscere questa forma di abbandono e fiducia.

Nel riconoscerlo, a volte, si può avvertire una sorta di “svuotamento” ma è nello spazio che siamo pronti ad accogliere.

Quando si è chiusi nell’attaccamento, niente piò entrare davvero nella nostra vita.

Al contrario, facendo spazio, si sperimenta l’abbondanza della vita.

Se viste come un’opportunità, anche le difficoltà della vita possono essere utili per crescere e diventare persone più forti.

 

About

Pamela Bembi

Mental Coach specializzata in Indipendenza Emotiva.
Dopo un lungo percorso di formazione e crescita personale e professionale grazie a Giacomo Papasidero e la Scuola di Indipendenza Emotiva, ho scoperto e sperimentato quanto amare renda davvero felice ogni uomo.
Nata come contabile d'azienda, dopo venti anni di esperienza come impiegata amministrativa a contatto con vari contesti lavorativi, ho deciso di fare il grande salto dedicandomi al 100% in questo meraviglio lavoro.
Una delle gioie più grandi, è considerarmi uno strumento attraverso cui le persone possono guardarsi dentro e vedere di quale meraviglia siamo fatti, una gioia che si estende e si autoalimenta in ogni contesto: sociale, lavorativo, personale, familiare.

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